martedì, 13 novembre 2007

se non si fosse capito, non abito più qui. il mio indirizzo fisso è

http://judithblack.myblog.it

ci ho provato, a tenere due blog, ma non fa per me.

vi aspetto, dall'altra parte del muro.

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mercoledì, 26 settembre 2007

RACCONTO A RATE

RATA CINQUE: non sapere nulla è meglio che sapere ogni cosa

dopo l'ode alla lavatrice, si stese sul divano. il telefono squillò tre volte prima che riuscisse a trovarlo, tra le pieghe dello chateau d'ax in velluto che la madre di gunter le aveva regalato per il primo anniversario. le coppie normali si scambiano doni tra di loro. in quel caso invece era la suocera a fare la parte del marito. non che fosse un male, perlomeno qualcuno ricordava la data del lieto evento; gunter era troppo impegnato con le sue futili amenità per accorgersi di aver scordato una ricorrenza. persino il cordless era stato un'idea di miss elisabetha. la signora in questione aveva cinquantasei anni e un'agenda farcita di nomi illustri nella borsetta pitonata. adorava coco chanel e si poteva permettere d'indossarne gli abiti, adorava sophie marceau perchè le era amica e le aste di beneficenza portavano tutte il suo inconfondibile marchio: gigli bianchi ovunque. neppure tanto spiacevole, se non si considera il fatto che ogni festa e festina pareva un matrimonio non si sa tra quali sposi. quando lei le aveva rivelato di essere incinta elisabetha aveva organizzato un party premaman: così, si era giustificata, non sarai costretta a comperarti  culle passeggini e sonaglietti. a caval donato, non si guarda di certo in bocca. infatti, aveva dovuto evitare di far caso alla stravaganza degli oggetti che la gente aveva scelto in suo onore, e, come da copione, si era dovuta ricomprare quasi tutto.

alla fine al telefono era sua madre. "come stai?" le aveva chiesto, afona. l'avevano da poco operata alla tiroide, e faticava a parlare.

"così. faccio la lavatrice. tu come stai?"

"così così. parlo poco. sarai contenta!" e scoppiò a ridere, più o meno. sembrava piangesse, più che altro, o latrasse addirittura. respirava male. quasi soffocava.

"mamma non sforzarti troppo." fu l'unica cosa che riuscì a dire. non era in grado di consolare le persone.

"hai preparato da mangiare?" sussurrò allora la madre, quando si fu ripresa dalla fatica.

"si. tu?"

"si."

"gunter è tornato'?"

"ti pare?"

"devo dedurne di no." brava mamma, si vede che hai esperienza di vita. sei perspicace. "arriverà presto." sentenziò poi, molto oracolesca.

ci fu un silenzio assai breve. naturale, quando ci si sente tutti i giorni.

"bene bambina mia. torno a fare i mestieri anch'io. salutami la lavatrice."

"sarà fatto. guarsici presto."

tu tu tu tu tu tu tu tu tu. tu cosa? il telefono si prende gioco di noi. ci accusa. che arrivi a leggerci ne pensiero? sollavandosi con molta grazia dal prezioso divano, si accorse di quanto fossero diverse sua madre ed elisabetha. nessuna tangenza, rette parallele che s'incontrano all'infinito, sempre che ne abbiano voglia. la prima volta che si erano incontrate neppure avevano parlato... e come biasimarle? nulla avrebbe potuto scoprirle d'accordo. lei però la sua scelta l'aveva compiuta subito. malgrado il fascino mondano della suocera, e l'inngabile buon gusto in fatto di design, preferiva qualcuno che sa di non sapere nulla, piuttosto di chi conosce ogni cosa.

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sabato, 23 giugno 2007

RACCONTO A RATE

RATA QUATTRO: la bella lavanderina alla lunga passa di moda (ma poi torna)


così la lavatrice stava ancora facendo il suo dovere. alle macchine non ci pensa nessuno, alla fatica gratuita che impiegano per non strapparci spesso neppure un sorriso, alla gratitudine che loro mostrano diligenti, zelanti, e che noi, puntuali, ignoriamo in maniera garbatamente umana. nessuno fa caso al monoculo antropomorfo di una lavasciuga che ci scruta intimidita in cerca di un cenno compiaciuto, alla bocca spalancata del forno, famelica di coccole e vezzeggiativi imbarazzanti, al musetto isterico del robot della brown bisognoso di affetto. le cose nascono orfane e muoiono giorno dopo giorno uccise dal menefreghismo altrui.

se c'è un cosa che mi schifa è l'incapacità di dire grazie. grazie wirphool perchè mi hai concesso questo piccolo utensile multiuso, grazie hoover per aver generato un nuovo mostro dell'aspirazione, grazie, lavastoviglie, perchè ci sei sempre per me anche quando ti interpello a tarda notte, e grazie anche al divano, all'appendiabiti, al cuscino zebrato su cui si struscia la mia beneamata matilde, al soprammobile del salotto che sgraziatamente riproduce due fenicotteri rosa, grazie persono a te, scopa ripiegabile, nemica del riposo, amica del pulito. grazie a tutte le creature della scienza perchè se non ci foste voi sarei perduta. vi amo e vi stimo nella vostra essenza inanimata, il vostro silenzio mi appaga e il sincopato respiro durante le vostre fatiche mi incanta e mi inebria tutta.

ma soprattutto ode alla lavatrice, prezioso bene di lusso che mai indietreggia di fronte a nuove battaglie, canto te, compagna di sventura, perchè come me sei costretta a bagnarti oltremodo le meccaniche zuppe e lessate per nettare gli umori schifosi del mio ventre e le nauseabonde misture biologiche di mio marito gunter. in te vedo un modello di diligenza e potenza assieme, un esempio per la comunità elettronica e non, una guida spirituale nel disagio e nella fatica estrema. ti amo come sei, bianca candida, dai bordi smussati che non promettono tumefazioni sui corpiccioli impacciati di bambini saltellanti, elegante e austera nel tuo angolo, silenziosa e poco pretenziosa, beneducata, snella ma piantata, amorevole, protettiva, materna, umana.

grazie perchè mi liberi dal peso di fare la bella lavanderina dalla sera alla mattina, con un fazzoletto in testa e il grembiale della nonna avvolto in vita, l'espressione distante di chi non si diverte dipinta lungo il contorno occhi, le labbra appese verso il basso, le mani stanche e molli. forse andava di moda ai tempi in cui tu eri un regalo di matrimonio, un bene da contendersi alla separazione, un acquisto che vale uno stipendio. ma ora credimi, non è più tempo. ora è il tuo tempo.

e allora grazie, o miracolo divino.
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giovedì, 24 maggio 2007

RACCONTO A RATE

RATA TRE: è MEGLIO UNA DELUSIONE VERA DI UNA GIOIA FINTA

insomma niente fretta, Gunter, fai pure con comodo. la pasta è pronta da mezz'ora, oramai ripiega su se stessa e non fuma neanche più, ma tu non ti preoccupare, eh, vai tranquillo. prima o poi si fossilizzerà sul tavolo, e anche tu ti fossilizzerai su quella cazzo di poltrona che ricopri in silenzio tutte le mattine col tuo secco deretano da tennista. la tua segretaria si fossilizzerà fissandoti innamorata dalla scrivania di seconda scelta (meglio risparmiare sugli impiegati che sulle sciocche ceramiche che addobbano il tuo ufficio, per carità), e tu non te ne sarai mai accorto. chiama in piena notte una volta a settimana, in genere di venerdì, credi che non me ne sia resa conto? e con una scusa ti costringe a una pausa dal football americano che ti comperi a suon di offerte e vendite ogni mese. tu la seghi con tre parole, hai voglia di posare il culo su un divano vero, di tanto in tanto. allora lei ti lascia libero (sometimes love means letting go, diceva il buon vecchio william) e torna a piangere aggrappata al suo cuscino zebrato da ex adolescente incazzata.

si è tolta il pircing per te, per chi credi che l'abbia fatto?

ha una laure a e mezza, poteva aspirare ad altro.

ma perchè non te ne vai con lei? in fondo io non ne soffrirei poi tanto. si riparte da zero è una frase che suona morbida e calda, giuliva. ma perchè non te ne vai? io e melissa ce la caviamo bene anche da sole. una madre e una figlia sono già una famiglia, non occorre il padre. il padre non occorre mai, ho studiato, posso cavarmela. ma perchè non te ne vai? siamo sempre stai una bugia ben mascherata, e la nostra bambina è il frutto di questa menzogna perfetta. io non ti amo nè ti saprei amare tra vent'anni. il tuo modo di appenderti alle mie mammelle mi fa ribrezzo, la tua voce isterica mi fa ribrezzo, le tue scarpe vecchie (hai una mania per gli accessori da far pena ai feticisti) mi fanno ribrezzo, la tua puntualità mi fa ribrezzo, mi da sullo stomaco e sui nervi anche il tuo ritardo, adesso. ma perchè non te ne vai con lei? lei ti ama più di se stessa. morirebbe per te. ucciderebbe per te. io non so nemmeno se riuscirei ad accoppare qualcuno che non sia tu, Gunter.

ma eccoti, eccoti al telefono. questo maledetto apparecchio mostra anche il numero di chi sta chiamando, tanto perchè io sappia di che morte morirò. se mia suocera o te o mia madre o la tua segretaria Molly. sto in bilico sulla questione: se rispondere o no.

"si?"

"amore tardo." ancora quella r bolzanina appesa alla tua lingua, c'hai. sei peggio dei meridionali che regalano doppie al popolo, sei.

"si, l'avevio immaginato. non importa, amore." amore. e questa da dove mi è uscita?

"ci vediamo tra un'ora." fa' anche tre.

"va bene tesoro." puah, tesoro. puah. che schifo.

ma perchè non te ne vai? sarei felice. in fin dei conti è meglio una delusione vera di una gioia finta.

torno alla mia lavatrice, che è meglio. c'è una cosa che devo nettare, una cosa mia. a mano non è venuta pulita. speriamo in bene.

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martedì, 08 maggio 2007

RACCONTO A RATE

RATA 2: GL'IMPERMEABILI (presentazione)

di Laura Palmer  e del suo piccolo orrore americano Viola se ne dimenticò quasi subito. aveva fame e suo marito sarebbe rientrato presto dal lavoro. lui adorava letteralmente la pasta al forno, e a lei piaceva molto cucinare. si sarebbe detto un connubio perfetto, se non fosse per il fatto che Gunter (sel'era accalappiato tedesco, visto che c'era, il massimo dell'affidabilità, almeno per quel che riguarda gli elettrodomestici) di tanto in tanto si infilava tra le sue cosce chiamandola "mamma", e voleva che lei si rivolgesse a lui come a un padre, durante il rendez-vous. era il loro piccolo segreto, il loro piccolo orrore italiano. aveva un cosino rachitico e storto che ogni volta le dava fastidio maneggiare. poi l'idea che fosse stato con altre donne molto più vecchie di lei prima di sposarla le dava la nausea. puntualmente, dopo aver fatto sesso, lui si lavava il pene e le mani, indossava un cambio d'abiti disimpegnato, usciva e le comperava dei fiori. sentiva di doverle qualcosa. se non altro, per la pazienza concessagli, era vero.

Gunter era un agente di borsa. spesso passava le ore prima dell'alba a fissare sul monitor l'apertura di honk hong, le previsioni del nasdaq, le prime quotazioni di mosca e tokio. i numeri si susseguivano accompagnati da diligenti segni positivi o negativi, e lui a seconda dell'umore annuiva o sbuffava. era deformato professionalmente, ma non bastava: odiava tutto ciò che avesse un risvolto non calcolabile matematicamente. non andavano mai al cinema nè a teatro, non organizzavano cene cogli amici e anzi non avevano neppure degli amici da invitare, di tanto in tanto. a Viola erano rimaste solo la sorella, la madre e una compagna di università con le quali sfogare e maledire le proprie frustrazioni sessuali. piano piano aveva cominciato ad imparare come nascondersi da lui, senza indisporlo o insospettirlo, o come simulare vere e proprie patologie che le permettessero di esonerarsi dalla propria mansione di moglie. ne aveva fin sopra i capelli delle fissazioni di Gunter, e se non fosse stato per la sua indole pacata e piacevole lo avrebbe lasciato da un pezzo.

alla televisione davano lo spot del monte dei paschi di siena. lo sentiva sin dal piano di sopra. Gunter tardava inspiegabilmente. adorava quella canzone, gl'impermeabili, e adorava Paolo Conte. "e ricomincerà, come in un rendez-vous", poi tutti quegli strumenti, la musica davvero è un miracolo sopra le righe. è vita pura. la lavatrice s'impennò colta dal suo solito singhiozzo, e le impedì di ascoltare l'ultimo ritornello prima della frase a effetto. Viola fissò incattivita l'oblò e ci mancò poco che lo prendesse a pugni. perchè le cose fanno tanto rumore? non si vivrebbe al meglio se tutto avesse il silenziatore, anche la voce umana?  quella volta che si erano conosciuti, lei e Gunter, avrebbe fatto volentieri a meno di ascoltarsi un intero bignami sulla borsa internazionale. l'avrebbe semplicemnente ignorato, guardandosi intorno curiosa come fan tutti, in treno; poi l'avrebbe preso per mano e sarebbe bastato un gesto, quel gesto furtivo con le dita, per rapirlo in silenzio. ma no, lui aveva voluto parlare, e non c'era stata maniera cordiale di zittirlo. la lavatrice ululava ancora, presa da spasmi continui, e Viola decise di andare a scaldare la pasta. sarebbe tornata presto, magari dopo lo spot della bmw.

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mercoledì, 11 aprile 2007

RACCONTO A RATE 

RATA UNO: CHI HA UCCISO LAURA PALMER?

the cat is on the table. l'unico esempio del libro d'inglese che nessuno scorda. a nina veniva da ridere, ma della grossa anche. perchè il gatto era realmente sul tavolo, sebbene si appropinquasse già, sottile e piatto, verso la lavatrice. come se gli bruciasse il culo (anzi, come se il culo gli andasse in fiamme) saltò per aria e si schiantò sul pavimento, mancando la mira. quando i gatti si muovono paiono presi da un'urgenza tipo "io-qui-non-ci-posso-più-stare". e non ci restano, cazzo, a costo di lasciarci le penne. che non hanno. insomma matilde (il gatto) si guardò attorno, delusa e sparuta, per qualche attimo, poi fuggì fuori dalla porta, in preda al panico.

probabilmente non vide le scale, o forse non ci fece caso apposta. certe bestie sono davvero convinte di avere nove vite. vaglielo a spiegare te che la vita è una e non va gettata via così. a lei probabilmente piaceva immaginarsi una wonder-cat. come smentirla? era finita tre volte sotto una macchina, di cui due si era rotta una zampa. mai la stessa, tralaltro. eppure era sempre tra noi. magari nove vite non le aveva, ma quell'unica in suo possesso era sfacciatamente fortunata, perdio. fatto sta che carambolò giù fino al piano terra manco avesse le ali. e infatti, siccome non le aveva, si schiatò di pancia, e pianse un po' prima di rimettersi in piedi. alla faccia di chi dice che i gatti cadono sempre sulle zampe. sti cazzi.

nessuno venne in suo soccorso. nina era troppo occupata a fissare la lavatrice che le tremolava davanti, gonfia di sapone e panni. aveva qualcosa da nettare, lei, era importante. odiava sentirsi sporca. la gatta ci mise ancora un po' a riprendersi, barcollava. alla fine prese la via della finestra come se qualcuno le avesse dato una pedata sul didietro. ci mise un nulla ed era fuori, il tutto miagolando. un bel dispendio inutile di energie, tanto a chi sarebbe importato delle sue intenzioni? era libera, come ogni felino. libera, come nasce ognuno di noi. libera. e mentre matilde gridava al quartiere la sua libertà con toni striduli, nina si grattò il capo e cercò di farsi tornare in mente chi aveva ucciso laura palmer, vittima innocente di twin peaks. 

vantava 15 anni di vita quando trasmettevano la serie, ma sinceramente aveva sempre preferito x-files. non per altro, ma l'agente mulder è un bel figo... e poi le indagini variavano, perdio, mica la stessa storia ogni volta! insomma lei non ricordava come finisse il serial. ma quella laura palmer le aveva fatto una pena tale che durante le proiezioni si voltava sistematicamente dall'altra parte, quando compariva lei. perchè è questo il punto, il grande controsenso del mondo sullo schermo. laura non era morta, era morta solo per il pibblico. ed era stato proprio il pubblico, il grande seguito che a quel programma era toccato, ad ucciderla. gli spettatori creano il bisogno di nuovi mostri. gli spettatori creano i mostri per farsela passare, per ingannare la noia. gli spettatori sono degli egoisti di merda.

è stata la gente a uccidere laura palmer, mica l'assassino.

fine prima parte

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mercoledì, 04 aprile 2007

curriculum europeo

Informazioni personali

 

Nome

 

elettra z.

Indirizzo

 

un po’ tutte le strade, basta che chiedi di tathiana

Telefono

 

lo uso solo tra un cliente e l’altro

Fax

 

 -

E-mail

 

quelcheancornonsaitulotroveraisoloquitralemiebraccia@libera.it

Nazionalità

 

Italiana (spero che quello stronzo del mio ex marito fosse davvero tialiano…)

 

Data di nascita

 

mai chiedere l’età a una donna!

 

Esperienza lavorativa

               

Date (da – a)

 

Da una vita

Nome e indirizzo del datore di lavoro

 

Non che mi fidi molto a darvelo…

Tipo di azienda o settore

 

Campo del biologico: 30%, campo del falso emotivo (t’illudo di amarti) 50%,  volontariato: 20%

Tipo di impiego

 

Accompagnatrice per notti solitarie

Principali mansioni e responsabilità

 

Contatti intimi con clienti bisognosi

 

 

Esperienza lavorativa

               

Date (da – a)

 

Da aprile 2000 a luglio 2002

Nome e indirizzo del datore di lavoro

 

Lo stronzo del mio ex marito

Tipo di azienda o settore

 

Settore domestico

Tipo di impiego

 

Moglie part time

Principali mansioni e responsabilità

 

Addetta alla  gestione della casa, all’apertura di birre e alla soddisfazione delle sue tristi fisse sessuali (in compenso gli ho rubato anche soldi, si può dire?)

 

 

Istruzione e formazione

 

 

 

• Date (da – a)

 

Per 5 maledetti anni della mia vita

• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione

 

Ragioneria di Budapest

• Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio

 

Contabilità, Ragioneria, Diritto Commerciale, Economia, qualche marchetta qua e là, un paio di furti in presidenza

• Qualifica conseguita

 

Diploma di ragioniera

• Livello nella classificazione nazionale (se pertinente)

 

diploma quinquennale (regalato!) 

• Date (da – a)

 

per 3 anni della mia vita

• Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione

 

scuola media xxx (per rispetto preferisco non fare nomi…)

• Principali materie / abilità professionali oggetto dello studio

 

italiano storia geografia arte matematica fisica e chimica, una particolare propensione ai rapporti interpersonali di ordine sadomasochista

• Qualifica conseguita

 

media 

• Livello nella classificazione nazionale (se pertinente)

 

Diploma triennale (assenze: giustificate da quel coglione di mio padre che prima mi batteva e poi mi faceva i permessi per la scuola)

Capacità e competenze personali

Acquisite nel corso della vita e della carriera ma non necessariamente riconosciute da certificati e diplomi ufficiali.

 

 

Prima lingua

 

ungherese

 

Altre lingue

 

 

 

Tedesco

Capacità di lettura

 

livello:  buono (sono stata per un po’ con un ufficiale della marina tedesca… povero impotente!)

Capacità di scrittura

 

livello:  buono

Capacità di espressione orale

 

livello:  ottima (quella in tutte le lingue: l’orale è la  mia specialità!)

 

 

 

Inglese

Capacità di lettura

 

livello:  scolastico

Capacità di scrittura

 

livello: scolastico

Capacità di espressione orale

 

livello:  ottimo

 

Capacità e competenze relazionali

Vivere e lavorare con altre persone, in ambiente multiculturale, occupando posti in cui la comunicazione è importante e in situazioni in cui è essenziale lavorare in squadra (ad es. cultura e sport), ecc.

 

Abilità nella gestione dei rapporti con clienti, propensione psicologica alla soddisfazione delle perversioni altrui (acquisite entrambe nella mia esperienza lavorativa)

 

 

Capacità e competenze organizzative  

Ad es. coordinamento e amministrazione di persone, progetti, bilanci; sul posto di lavoro, in attività di volontariato (ad es. cultura e sport), a casa, ecc.

 

Organizzazione orge di gruppo e festini per soli etero (le lesbiche mi hanno sempre fatto un po’ paura).

 

Capacità e competenze tecniche

Con computer, attrezzature specifiche, macchinari, ecc.

 

conoscenza approfondita del settore moda sadomasochista ed esperienza pluriennale nel campo della pratica tantrica (riservata agli impotenti, poveretti…)

 

Capacità e competenze artistiche

Musica, scrittura, disegno ecc.

 

capacità di sopportazione di ogni colonna sonora che faccia da sottofondo alle prestazioni, basta che non duri troppo (altrimenti reclamo un extra)

 

Altre capacità e competenze

Competenze non precedentemente indicate.