thoughts from above hit the people down below
il mio pensiero di oggi si srotola attorno a questa frase, non in cerchi concentrici, ma a grandi falcate. i pensieri dall'alto colpiscono chi sta dabasso.. se il signore vuole la neve siamo noi a fare incidenti, se bill gates ci toglie internet finiamo un po' tutti nella merda. allora: i grandi capi salvi noi fottuti. siamo schiavi di una società che ci illude di essere liberi, che in verità, manovrandoci, ci placa. le grandi battaglie vengono combattute in testa.. per chi ha visto hero, questo più che un concetto è un elisir di lunga vita; incapaci di reagire, inabili all'atto come al pensiero negativo, siamo automi, e così ci vogliono, i potenti. eppure loro lottano e vincono, perdono, a suon di trattati e cogitazioni.. eppure scelgono, cristo, seppur non bombardino per ottenere scelgono. decidono. perchè stare a guardare? perchè siamo singoli? è questa la nostra colpa? non avere potere? il potere è nulla senza il controllo.. il potere è solo un espediente, un escamotage per sentirsi liberi: ma chi davvero lo è non ha bisogno di sottomettere gli altri, non cerca le regole, le ignora, mantenendo comunque un certo rispetto per il diverso. rousseau nella nuova eloisa disse: " la libertà del singolo termina laddove inizia quella del suo vicino".. sante parole, questo è quanto ci si deve imprimere nella mente, nulla più. la vita non è soltanto basata sul raggiungimento di uno scopo: se così fosse chi non è superiore ad altri risulterebbe fallito, incompleto; non possiamo comandare tutti, altrimenti l'ingranaggio finirebbe a puttane. accettando un ruolo fittizio che non fa di noi perdenti, possiamo allora perseverare nel nostro lavoro di operatori ecologici, operai, assistenti, colf, senza tuttavia sentirci manchevoli: è solo un impiego, e l'impiego non E' tutto in un'esistenza. chi scala la vetta spesso crolla. la sciocchezza dell'uomo sta nel voler arrivare in alto per forza, anche se questo non fa parte di un piano superiore, o comunque della sua natura. mi fa rabbia chi pretende.. con la forza si ottiene solo dolore, la libertà si guadagna sudando e credendo. la proprietà privata ci ha spogliati della nostra capacità di simbiosi con il resto del genere umano.. tendiamo all'accumulazione, eppure non ci accorgiamo che lavorare per comperare uno stabile che ci permetta - costringa? - di lavorare ancora e ancora non solo non è LO SCOPO, ma non è neppure una conquista.. sono catene, un altro nome per la prigione dorata in cui l'industria culturale e il capitalismo ci hanno rinchiusi. vediamo porte aperte dove non vi sono neppure usci. l'occupazione nobilita l'animo.. ma cerchiamo di non farne una ragione di vita: se così fosse, non saremmo che subordinati, sempre, anche nella vera e propria essenza che tende a caratterizzarci. l'uomo è persona, prima di tutto, al di là di quale sia il suo ruolo sociale, la sua famiglia, il suo reddito. tra essere e avere esiste una terza via: creare, credere, pensare. porsi le domande corrette. non chi sono o cosa possiedo.. ma "perchè?", "come?" e, soprattutto: "io posso?" .. la risposta è si, nei limiti del benessere altrui, della salvaguardia del prossimo. POSSIAMO.
uh che bello ho cinque minuti stiracchiati che ben presto si faranno quattro poi ancora meno sempre meno per scrivere per esprimermi perchè ne ho voglia, perchè è così. come mi piacciono le frasi senza punti. dopo si corre da Yuri, che come suo solito non mi concederà più di un ciao, tesoro, perlomeno di tanto in tanto potresti anche stupirmi cazzo, fammi vedere che non sei così prevedibile, che non mi sono innamorata di stakanov ma di david copperfield.. e, visto che ci sei, vedi di scomparire per un po'...
ma lui no, lui non sente, lui è lontano; sono io che ricamo attorno a una fisionomia perfetta che neppure mi appartiene siamo rette incidenti che si spengono tendendo al punto d'inonctro inesistente che io sogno e lui mi rifiuta, siamo animali privi di tatto lui elefante io cavallo.. non ho mani, gli zoccoli non carezzano, lui invece schiaccia. fantastico, gran connubio. meno un minuto al silenzio.. se mai fossi costretta a farmela a piedi sino la facoltà bestemmierei anche in aramaico.. signori e signore eccola qui, Judith, nervosa, come tutte le donne nel periodo mestruale, bella la natura in ogni sua manifestazione, fuorchè una: il ciclo.
amen, tempo scaduto.
come se ne frega la gente, a volte di noi. oggi è novembre, nel cuore. oggi è proprio autunno, mi penetra dentro e non so come levarmelo di dosso, senza scarnificarmi.. penso non ci sia un modo, così semplicemente evito di tentarci. fanculo, farò a meno.
non ho nemmeno voglia di scrivere, e la scimmia che mi sosta sulla spalla destra quasi quasi l'accopperei con una ficilata di lupara.. dio come amo le nostre radici, il folklore che si attarda tra le pareti di queste anime in attesa, anime in fuga, anime che non si animano, ma s'arrestano. prendono fiato. poi ripartono.
il pensiero si frammenta e con lui pure io mi faccio millepezziana.. neologismo dal cuore, ragazzi, dalla mia incapacità di trovare i termini adatti, oggi, pare si siano tutti nascosti, chissàdove, chissàdove. vorrei una torta di crema con un gorgo di cacao nel mezzo, che non finisca mai, che non smetta di avvolgersi su se stesso.. la via più breve all'inferno.
lussuria è il mio peccato capitale. dopo mille test del cazzo ne ho la certezza matematica. ma gola si fa ben strada per accomiatarsi con il primo, generando un ossimoro non da poco.. se diventassi una botte dovrei passare direttamente all'autoerotismo, che è una brutta bestia. preferisco il sesso di coppia.
bene, detto ciò forse è meglio che sto zitta. dico, meglio per chi mi legge. la follia regna sovrana in questa testa calda che scrive, scrive, e pensa solo quando scrive, più o meno. a differenza di nietzsche, morirò addentando non un cavallo, ma un pasticcino. che tristezza. magari pure la spalla di un uomo. bene.. questo mi garba di più. evviva la pazzia, quando è sincera. prosit.
devo avere qualche problema sessuale. non so controllare l'istinto.. capita insomma che io desideri l'atto a qualunque ora, che non mi basti mai, che stia deviando dal senso comune di bisogno erotico. non ci avevo fatto caso, sempre che sia vero, prima che colui il quale mi ama ora con il corpo e con l'anima - ma non con il cuore, ed è una fortuna, questa.. - mi presentasse il problema in maniera velata e candida, bigio in volto e piuttosto basito. mi ero fermata, lo stavo baciando sul collo. i peli sottili si erano sollevati sotto il tocco molle ma sicuro della mia lingua rigida per metà.. poi ha parlato, e l'incantesimo si è spezzato. "non ti basta mai, eh?". non ti basta mai. come se per me fosse un bel gioco. lolita e il suo humbert. si dai, che bello, scopiamo che fa tanto bene, poi finisce ma ho mancora voglia, è divertente, possiamo rifarlo? nessuno ci fa caso che questa è la vita, non un film? non un'opera letteraria? no, pare che la gente se lo dimentichi.
bene, lola ha smesso di lappare. ma io di fare lola ne ho le palle piene. "no no, lasciamo stare, non ho più voglia di baciarti.." e lui che fa? si dispiace. eh si perchè anche se si lamentano tanto i maschi tendono ad apprezzare le esagerazioni, soprattutto nella perversione. schifosi ipocriti.. vabbè. imo. si dispiace, dicevo, ci resta male, vuole altri baci, altre carezze, che gli nego. ma perchè mi neghi ciò che vuoi anche tu? perchè così è giusto. perchè non è un gioco e non voglio sentirmi un mostro. perchè fare l'amore mi piace ma posso pure lasciar perdere.. posso.. posso? siamo sicuri? la mente tace, le labbra anche. lui zitto, incredibile, lui che non ammutolisce neppure quando scopa. fantastico.
poi cedo, cedo come un'impalcatura sotto il peso del suo stesso carico e mi sfascio tra le sue braccia, come una bambina, la sua bambina. via lacrime o meno, sorrisi o meno, parole o meno. via libera a un nuovo atto, che viene naturale, questa volta, perchè lui ha esaurito gli argomenti a sfavore. ma che strano concetto, il sesso. che strana dinamica. adesso che ci sono dentro come mai mi accorgo di quanto muova il mondo.. e tutto per un orgasmo. piacere, tre secondi. fine. pazzesco. la gente ha le fave nel cervello.
per fortuna che il mio amore è puro e io con Yuri non ho mai scopato. per fortuna lui e lui, i due lui, hanno un'anima. per fortuna che presto faro' del sesso con altri, poi altri ancora, e infine mi fermerò, e amerò sempre la stessa persona con mente cuore anima tutta me tutta me sino al bulbo pilifero più nascosto, dal capello più lungo.. fumerò la sigaretta con lui, dopo il sesso, e sentirò che sarà stato amore. vero. senza dolore continuo.
fuori fa freddo. le ragazze sorridenti e facili ad inciampare in tacchi
troppo alti avviluppano le loro morbide forme in cappotti multicolor
dal taglio vintage ma mai fuorimoda; i gatti agli angoli delle strade
piagnucolano il loro desiderio stagionale a randagi soli e
suscettibili, qualche foglia si stacca da rami nodosi come mani di
vecchi lupi di mare, le altre canzonano i caduti dall'alto del loro
destino altrettanto truce e decadente.
un ragazzo fuma una sigaretta
sull'inferriata della facoltà di lettere. il vento gli porta
all'orecchio le mie storie di lacrime e sangue, ma egli non le
ascolta,
tutt'al più sorride, o risponde a chi gli sta di fianco; tra i
reffoli
d'aria gelida s'insinuano ondine dalle chiome brune o rosse,
qualche
rara bionda, lui non si fa pregare, signori e signore ha uno sguardo
per tutte, non accalcatevi.
poi giungo io, e vengo vista. il mio
gomitolo emotivo casualmente intrecciato al suo si srotola in
un'occhiata cuneiforme, pieghevole come colli di cigni avvolti
l'uno
all'altro. a me sola è dato un sorriso. a me sola, vero, reale,
sincero. i passanti si ostinano a prendersela con lucchetti difettosi
di biciclette altrui; dal bar di fronte al palazzo fuoriesce un profumo
di brioche e tramezzini che sveglierebbe un morto. l'odore del cibo
misto a quello di benzina e pioggia mi fa sentire a casa.
un ragazzo
sosta al secondo piano, sotto, giulietta si accende una lucky strike.
oi, romeo, romeo delle mie palle, romeo delle sue notti insonni, romeo
di sto cazzo, romeo dei suoi lombi, FUOCO dei suoi lombi, datte na
mossa, è il vento che parla.. ma nemo profeta in patria, eolo non viene
badato. così l'uomo degli accendini, un ragazzo meno fortunato di
me,
ma non meno di me, non meno di noi, passa senza disturbare di fronte
l'arco che separa il cortile della facoltà dalla strada, e si porta
via
un momento che tutte le comparse scorderanno, e forse anche i
suoi protagonisti.
o forse no.
sto avendo un intenso scambio di opinioni via mail con un blogger di virgilio.. mi ha spinta a pensieri di cui vado fiera, e volevo regalarmene alcuni per non dimenticare mai quanto brava sono quando mi ci metto.. che cogliona.. mi prendo per il culo da sola, proprio io, malata di una instancabile umiltà innata..
non voglio scordare il senso di alcune verità troppo facilmente declassate o scordate. ecco . grazie, gimmi. a te dedico questa pagina.
.. com'è buffa, l'incostanza.. non trovi? dipendi da lei senza
che lei
derivi direttamente da te.. o per lo meno dalla tua razionalità.
potresti combatterla, puoi provare a opporti ad essa, crederai persino
di essertene liberato, forse, ma sarai comunque suo schiavo: amara
delusione. non possiamo scegliere la nostra indole. i caratteri innati,
così li chiamava schopenhauer, nascono e muoiono con noi, per non dire
che appartengono alla dimensione iperuranica della metafisica umana,
nel caso in cui questa esista.
parli di dei.. gli dei? ma quali dei? da
piccola guardavo pollon.. lo ricordi? credevo che il signore avesse la
barba e che sull'olimpo vivesse per davvero un bimbo con le ali che
ci
prova con la biondina di turno, solo: in miniatura. poi ho capito che
dio non "ha" ma "è", se c'è, e i santi numi
sono solamente i
protagonisti dell'omonima esclamazione folkloristica dal retrogusto
vagamente bassomediterraneo.. disillusione, scetticismo, maturità
relativa, chiamala come vuoi. ho tratto le mie somme.
è vero, la noia
è onnipresente. onnipotente. onnisciente, e tutto quello che inizia per
onni.
va bene anche onnivora, se ci pensi con attenzione: si ciba delle
nostre risorse umane, le sole disponibili a guisa di carburante per la
testa, quali l'impazienza, l'entusiasmo, la volontà. peccato..
io se la
vedo passare non mi nascondo, nè volto la testa altrove, ma le rido in
faccia e mi scuoto. non sempre mi riesce bene, e a volte l'ultima a
ridere è lei.. però cazzo, quando sono io a farlo non sai che
soddisfazione; come te, anche io risulto facilmente tediabile di
natura, così non solo mi perdo il piacere dell'abitudine, ma
neppure
provo a costruire delle basi su cui poggiare una parvenza di essa.
lascio semplicemente esaurire l'entusiasmo. esplodo, mi placo.
tutto in
poco tempo.
la società ci impone degli stereotipi del cazzo. dirai "che
novità". eppure è un concetto coi controcoglioni, che vale la pena
ripetere fino alla nausea.. d'accordo che son contro la banalità,
ma le
frasi fatte, se serpeggiano invariate attraverso i secoli, se
"come
frecce che dall'arco scoccan, volan veloce di bocca in bocca",
un
valore lo dovranno pur avere. leggi matematiche, massime universali,
motti popolari, parametri fisici: l'istituzione non è sempre segno
di
putridume, anzi, qualcosa di buono, utile, corretto, insindacabile,
c'è
ovunque.
ebbene: ho deciso di uccidere lo stereotipo, di fottermelo con
violenza e legarlo per la gola ad un albero. sono stata anoressica,
luigi.. hai idea di cosa voglia dire non riuscire a mangiare senza
contare le calorie di mezzo cucchiaino di zucchero in una lacrima di
caffè?
che muoiano tutti gli stilisti, i dietologi, i grandi registi
televisivi.
grandi per il cazzo. grandi TESTE DI CAZZO.
così mangio
quando ho fame, e non ingrasso mai troppo; se capita mi metto a dieta,
ma mantengo delle forme, ovunque esse sorgano naturalmente e con una
spontaneità cui non oppongo resistenza. le rotondità di una donna, come
pendii e dolci declivi di una collina in estate piena, o in primavera
inoltrata.. odore di maggio sui fianchi generosi, sapore di grano
tostato tra i seni floridi, tinte amaranto e ocra tra le pieghe della
pelle sotto le braccia nè troppo scarne, nè molli. che bello. che
ritratto perfetto della vita.
ieri al lavoro mi sentivo cenerentola. sbattevo qui e là la mia scopetta sfrangiata piena di gatti di polvere, e pensavo che la felicità stà in una buona cioccolata calda quando hai il mal di gola, nel sapere che i problemi di lavoro di tuo padre possono sempre risolversi, nel constatare quanto sia dolce il riposo, nel mezzo del momento clou di stanchezza. invece pulivo, passavo i tavoli con movimenti concentrici senza desiderio di altro che non fosse una doccia calda. ringrazio il cielo di avere un posto seppur solo al fine settimana, ho troppa paura della fatica di vivere, dell'arrancare, dell'inedia nei confronti dei miei genitori che sgobbano come pazzi: ho bisogno di sentirmi utile, avverto di dover loro qualcosa.
ad un certo punto ho - abbiamo, perchè ci è andato di mezzo anche manuel - dimenticato un ordine.. sono volate parole grosse e minaccie, pensavo di esplodere e invece mi sono trattenuta, sentendo il peso di una spada di damocle fatta di colpa e imperizia sulle spalle nude. lavando un bicchiere l'ho spaccato con la sola pressione delle dita, sotto il getto d'acqua freddo pungente impersonale. non temo il confronto con l'autorità.. solo non lo cerco quando hanno ragione loro.. come negarlo? io ieri non ero concentrata.. dimenticavo tutto, ricordavo ore dopo.. ahi la testa, com'è facile riempirla di cazzate, di pensieri inutili.
insomma cenerentola alla fine non si riscatta. le favole sono oppio a sognatori ignoranti e mesti. la favola cel'abbiamo dentro.. la porta appresso chi sa di valere un pelo di più di quanto non si permetta di osare.. restiamo al di qui della linea di confine tra possibile e rischioso, rpima o poi l'alba del nostro giorno sorgerà. e vivremo finalmente come meritiamo.. senza disagi.
sembra che questo blog sia divenuto terreno di botta e risposta per un acceso dibattito tra me e il mio anonimo preferito..
mi chiede di dirgli della facciata di un palazzo.. mi definisce romantica ed eulcorata, ma sono solo donna. le donne sentono, vedono e interiorizzano, le donne non fingono di non provare, la sensazione sorge spontanea anche negli uomini, sono che non la cacciano fuori.. i maschi temono, al massimo affrontano, sfondano, rompono e spezzano. le donne combattono. quotidianamente. contro la cellulite, contro le rughe, contro i propri mostri, contro la paura di essere tradite, di andare "a male", di essere abbandonate. di non essere amate. la paura della solitudine.
la facciata di un palazzo.. cos'è? è un insieme di mattoni che geme e si polverizza lentamente attorno alle vite di chi abita lo stabile, la facciata di un palazzo sono muffa intonaco e colore scrostato con dei disegni in bassorilievo, la facciata di un palazzo in sè non è più che materia. ma se è il nostro, di palazzo, la nostra casa, quella, allora cambia tutto. allora è un giardino che tu ricordi ancora disagiato, da sistemare, mentre ti si stende perfettamente pari pari, fresco di pavimentazione, sotto le ginocchia che tremano; allora è un portico con due panchine candide sulle quali hai sognato di poter appartenere a stefano tutta una vita, sulle quali progettavi di avere un figlio con claudio, le panchine dalle lunghe attese, la mattonatura rossa tra i cui interstizi ti sei persa in cogitazioni senza senso, il portone contro le cui lamelle d'acciaio hai pianto, poggiandovi la testa contro senza imbarazzo, senza vergogna. perchè ci si ostina a volere l'oggettivismo? non esiste, cazzo. non esiste. esiste l'amozione. esiste la materia. assieme fanno la descrizione di un attimo. l'una senza l'altra sono il bozzolo di una farfalla fuggita lontano.
sarò presuntuosa, sarò sciocca e sognatrice. crederò ancora nel fare fare fare senza cognizione di causa, nel raccontare senza bramare compensi, forse crescerò e smetterò di crederci.. ma ora no, ora non cambio idea. ora non cambio io. ora lasciatemi sognare.
nell'eterno presente che capire non sai l'ultima volta non arriva mai.
così cantano i cccp, e così è vero. questo è il lato del mondo che più s'apprezza.. l'esagerazione. una persona - un anonimo - mi racconta di un suo viaggio in venezuela, dice che, come lui, dovrei raccontare di che cosa vede Judith, dice che sono troppo edulcorata..
eccola qui, emilia paranoica. questo è un post scritto e concepito con una musica mortale come sottofondo, musica di chi nella merda fino al collo non smette mai di esserci.. lando ferretti.. i suoi.. se non concoscete nè lui nè loro, mi sa che non potreste capire..
ok, ecco quello che vedo. vedo una stanza gremita di computeromani, persone represse che, come me, picchiano i polpastrelli sui tasti di una comune lastra di plastica in rilievo a tratti; forse il ragazzo di fianco a me sogna di poter scopare con la tipa che si è appena avvicinata a me, giacca di pelle marrone, capelli semirossi, quella tinta indecisa che non vuole essere banal biondo, ma neppure bruno secco. dalla finestra troppo alta per restare aperta, i rampicanti rossi di vite canadese chiedono perdono alla luce pallida del sole, e si stendono ai suoi piedi, inermi. vedo vite, ragazzi,vite cazzo, il miracolo dell'esistenza che si perpetua in mille caratteri particolari, spesso rimasti in ombra, a volte semplicemente andati a farsi fottere causa il quieto vivere.. vedo il 2005, vedo la tecnologia, vedo il rapporto umano assottigliarsi in questa sala, vedo bisogno di esprimersi gettato al vento come semi lasciati al caso. vedo il mio vicino deluso per la dipartita della tipa dai capelli strani. poi però si attacca all'i pod e dimentica di aver desiderato. in un circolo, non ci si stacca dallo schermo. paura del confronto. paura e delusione, paura della deusione. ecco cosa vedo. ora.
contento, anonimo?



