giovedì, 24 maggio 2007

RACCONTO A RATE

RATA TRE: è MEGLIO UNA DELUSIONE VERA DI UNA GIOIA FINTA

insomma niente fretta, Gunter, fai pure con comodo. la pasta è pronta da mezz'ora, oramai ripiega su se stessa e non fuma neanche più, ma tu non ti preoccupare, eh, vai tranquillo. prima o poi si fossilizzerà sul tavolo, e anche tu ti fossilizzerai su quella cazzo di poltrona che ricopri in silenzio tutte le mattine col tuo secco deretano da tennista. la tua segretaria si fossilizzerà fissandoti innamorata dalla scrivania di seconda scelta (meglio risparmiare sugli impiegati che sulle sciocche ceramiche che addobbano il tuo ufficio, per carità), e tu non te ne sarai mai accorto. chiama in piena notte una volta a settimana, in genere di venerdì, credi che non me ne sia resa conto? e con una scusa ti costringe a una pausa dal football americano che ti comperi a suon di offerte e vendite ogni mese. tu la seghi con tre parole, hai voglia di posare il culo su un divano vero, di tanto in tanto. allora lei ti lascia libero (sometimes love means letting go, diceva il buon vecchio william) e torna a piangere aggrappata al suo cuscino zebrato da ex adolescente incazzata.

si è tolta il pircing per te, per chi credi che l'abbia fatto?

ha una laure a e mezza, poteva aspirare ad altro.

ma perchè non te ne vai con lei? in fondo io non ne soffrirei poi tanto. si riparte da zero è una frase che suona morbida e calda, giuliva. ma perchè non te ne vai? io e melissa ce la caviamo bene anche da sole. una madre e una figlia sono già una famiglia, non occorre il padre. il padre non occorre mai, ho studiato, posso cavarmela. ma perchè non te ne vai? siamo sempre stai una bugia ben mascherata, e la nostra bambina è il frutto di questa menzogna perfetta. io non ti amo nè ti saprei amare tra vent'anni. il tuo modo di appenderti alle mie mammelle mi fa ribrezzo, la tua voce isterica mi fa ribrezzo, le tue scarpe vecchie (hai una mania per gli accessori da far pena ai feticisti) mi fanno ribrezzo, la tua puntualità mi fa ribrezzo, mi da sullo stomaco e sui nervi anche il tuo ritardo, adesso. ma perchè non te ne vai con lei? lei ti ama più di se stessa. morirebbe per te. ucciderebbe per te. io non so nemmeno se riuscirei ad accoppare qualcuno che non sia tu, Gunter.

ma eccoti, eccoti al telefono. questo maledetto apparecchio mostra anche il numero di chi sta chiamando, tanto perchè io sappia di che morte morirò. se mia suocera o te o mia madre o la tua segretaria Molly. sto in bilico sulla questione: se rispondere o no.

"si?"

"amore tardo." ancora quella r bolzanina appesa alla tua lingua, c'hai. sei peggio dei meridionali che regalano doppie al popolo, sei.

"si, l'avevio immaginato. non importa, amore." amore. e questa da dove mi è uscita?

"ci vediamo tra un'ora." fa' anche tre.

"va bene tesoro." puah, tesoro. puah. che schifo.

ma perchè non te ne vai? sarei felice. in fin dei conti è meglio una delusione vera di una gioia finta.

torno alla mia lavatrice, che è meglio. c'è una cosa che devo nettare, una cosa mia. a mano non è venuta pulita. speriamo in bene.

posted by: silocchidigatto at 14:12 | link | commenti (12)
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martedì, 08 maggio 2007

RACCONTO A RATE

RATA 2: GL'IMPERMEABILI (presentazione)

di Laura Palmer  e del suo piccolo orrore americano Viola se ne dimenticò quasi subito. aveva fame e suo marito sarebbe rientrato presto dal lavoro. lui adorava letteralmente la pasta al forno, e a lei piaceva molto cucinare. si sarebbe detto un connubio perfetto, se non fosse per il fatto che Gunter (sel'era accalappiato tedesco, visto che c'era, il massimo dell'affidabilità, almeno per quel che riguarda gli elettrodomestici) di tanto in tanto si infilava tra le sue cosce chiamandola "mamma", e voleva che lei si rivolgesse a lui come a un padre, durante il rendez-vous. era il loro piccolo segreto, il loro piccolo orrore italiano. aveva un cosino rachitico e storto che ogni volta le dava fastidio maneggiare. poi l'idea che fosse stato con altre donne molto più vecchie di lei prima di sposarla le dava la nausea. puntualmente, dopo aver fatto sesso, lui si lavava il pene e le mani, indossava un cambio d'abiti disimpegnato, usciva e le comperava dei fiori. sentiva di doverle qualcosa. se non altro, per la pazienza concessagli, era vero.

Gunter era un agente di borsa. spesso passava le ore prima dell'alba a fissare sul monitor l'apertura di honk hong, le previsioni del nasdaq, le prime quotazioni di mosca e tokio. i numeri si susseguivano accompagnati da diligenti segni positivi o negativi, e lui a seconda dell'umore annuiva o sbuffava. era deformato professionalmente, ma non bastava: odiava tutto ciò che avesse un risvolto non calcolabile matematicamente. non andavano mai al cinema nè a teatro, non organizzavano cene cogli amici e anzi non avevano neppure degli amici da invitare, di tanto in tanto. a Viola erano rimaste solo la sorella, la madre e una compagna di università con le quali sfogare e maledire le proprie frustrazioni sessuali. piano piano aveva cominciato ad imparare come nascondersi da lui, senza indisporlo o insospettirlo, o come simulare vere e proprie patologie che le permettessero di esonerarsi dalla propria mansione di moglie. ne aveva fin sopra i capelli delle fissazioni di Gunter, e se non fosse stato per la sua indole pacata e piacevole lo avrebbe lasciato da un pezzo.

alla televisione davano lo spot del monte dei paschi di siena. lo sentiva sin dal piano di sopra. Gunter tardava inspiegabilmente. adorava quella canzone, gl'impermeabili, e adorava Paolo Conte. "e ricomincerà, come in un rendez-vous", poi tutti quegli strumenti, la musica davvero è un miracolo sopra le righe. è vita pura. la lavatrice s'impennò colta dal suo solito singhiozzo, e le impedì di ascoltare l'ultimo ritornello prima della frase a effetto. Viola fissò incattivita l'oblò e ci mancò poco che lo prendesse a pugni. perchè le cose fanno tanto rumore? non si vivrebbe al meglio se tutto avesse il silenziatore, anche la voce umana?  quella volta che si erano conosciuti, lei e Gunter, avrebbe fatto volentieri a meno di ascoltarsi un intero bignami sulla borsa internazionale. l'avrebbe semplicemnente ignorato, guardandosi intorno curiosa come fan tutti, in treno; poi l'avrebbe preso per mano e sarebbe bastato un gesto, quel gesto furtivo con le dita, per rapirlo in silenzio. ma no, lui aveva voluto parlare, e non c'era stata maniera cordiale di zittirlo. la lavatrice ululava ancora, presa da spasmi continui, e Viola decise di andare a scaldare la pasta. sarebbe tornata presto, magari dopo lo spot della bmw.

posted by: silocchidigatto at 12:10 | link | commenti (11)
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