sabato, 23 giugno 2007

RACCONTO A RATE

RATA QUATTRO: la bella lavanderina alla lunga passa di moda (ma poi torna)


così la lavatrice stava ancora facendo il suo dovere. alle macchine non ci pensa nessuno, alla fatica gratuita che impiegano per non strapparci spesso neppure un sorriso, alla gratitudine che loro mostrano diligenti, zelanti, e che noi, puntuali, ignoriamo in maniera garbatamente umana. nessuno fa caso al monoculo antropomorfo di una lavasciuga che ci scruta intimidita in cerca di un cenno compiaciuto, alla bocca spalancata del forno, famelica di coccole e vezzeggiativi imbarazzanti, al musetto isterico del robot della brown bisognoso di affetto. le cose nascono orfane e muoiono giorno dopo giorno uccise dal menefreghismo altrui.

se c'è un cosa che mi schifa è l'incapacità di dire grazie. grazie wirphool perchè mi hai concesso questo piccolo utensile multiuso, grazie hoover per aver generato un nuovo mostro dell'aspirazione, grazie, lavastoviglie, perchè ci sei sempre per me anche quando ti interpello a tarda notte, e grazie anche al divano, all'appendiabiti, al cuscino zebrato su cui si struscia la mia beneamata matilde, al soprammobile del salotto che sgraziatamente riproduce due fenicotteri rosa, grazie persono a te, scopa ripiegabile, nemica del riposo, amica del pulito. grazie a tutte le creature della scienza perchè se non ci foste voi sarei perduta. vi amo e vi stimo nella vostra essenza inanimata, il vostro silenzio mi appaga e il sincopato respiro durante le vostre fatiche mi incanta e mi inebria tutta.

ma soprattutto ode alla lavatrice, prezioso bene di lusso che mai indietreggia di fronte a nuove battaglie, canto te, compagna di sventura, perchè come me sei costretta a bagnarti oltremodo le meccaniche zuppe e lessate per nettare gli umori schifosi del mio ventre e le nauseabonde misture biologiche di mio marito gunter. in te vedo un modello di diligenza e potenza assieme, un esempio per la comunità elettronica e non, una guida spirituale nel disagio e nella fatica estrema. ti amo come sei, bianca candida, dai bordi smussati che non promettono tumefazioni sui corpiccioli impacciati di bambini saltellanti, elegante e austera nel tuo angolo, silenziosa e poco pretenziosa, beneducata, snella ma piantata, amorevole, protettiva, materna, umana.

grazie perchè mi liberi dal peso di fare la bella lavanderina dalla sera alla mattina, con un fazzoletto in testa e il grembiale della nonna avvolto in vita, l'espressione distante di chi non si diverte dipinta lungo il contorno occhi, le labbra appese verso il basso, le mani stanche e molli. forse andava di moda ai tempi in cui tu eri un regalo di matrimonio, un bene da contendersi alla separazione, un acquisto che vale uno stipendio. ma ora credimi, non è più tempo. ora è il tuo tempo.

e allora grazie, o miracolo divino.
posted by: silocchidigatto at 01:38 | link | commenti (10)
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