RACCONTO A RATE
RATA CINQUE: non sapere nulla è meglio che sapere ogni cosa
dopo l'ode alla lavatrice, si stese sul divano. il telefono squillò tre volte prima che riuscisse a trovarlo, tra le pieghe dello chateau d'ax in velluto che la madre di gunter le aveva regalato per il primo anniversario. le coppie normali si scambiano doni tra di loro. in quel caso invece era la suocera a fare la parte del marito. non che fosse un male, perlomeno qualcuno ricordava la data del lieto evento; gunter era troppo impegnato con le sue futili amenità per accorgersi di aver scordato una ricorrenza. persino il cordless era stato un'idea di miss elisabetha. la signora in questione aveva cinquantasei anni e un'agenda farcita di nomi illustri nella borsetta pitonata. adorava coco chanel e si poteva permettere d'indossarne gli abiti, adorava sophie marceau perchè le era amica e le aste di beneficenza portavano tutte il suo inconfondibile marchio: gigli bianchi ovunque. neppure tanto spiacevole, se non si considera il fatto che ogni festa e festina pareva un matrimonio non si sa tra quali sposi. quando lei le aveva rivelato di essere incinta elisabetha aveva organizzato un party premaman: così, si era giustificata, non sarai costretta a comperarti culle passeggini e sonaglietti. a caval donato, non si guarda di certo in bocca. infatti, aveva dovuto evitare di far caso alla stravaganza degli oggetti che la gente aveva scelto in suo onore, e, come da copione, si era dovuta ricomprare quasi tutto.
alla fine al telefono era sua madre. "come stai?" le aveva chiesto, afona. l'avevano da poco operata alla tiroide, e faticava a parlare.
"così. faccio la lavatrice. tu come stai?"
"così così. parlo poco. sarai contenta!" e scoppiò a ridere, più o meno. sembrava piangesse, più che altro, o latrasse addirittura. respirava male. quasi soffocava.
"mamma non sforzarti troppo." fu l'unica cosa che riuscì a dire. non era in grado di consolare le persone.
"hai preparato da mangiare?" sussurrò allora la madre, quando si fu ripresa dalla fatica.
"si. tu?"
"si."
"gunter è tornato'?"
"ti pare?"
"devo dedurne di no." brava mamma, si vede che hai esperienza di vita. sei perspicace. "arriverà presto." sentenziò poi, molto oracolesca.
ci fu un silenzio assai breve. naturale, quando ci si sente tutti i giorni.
"bene bambina mia. torno a fare i mestieri anch'io. salutami la lavatrice."
"sarà fatto. guarsici presto."
tu tu tu tu tu tu tu tu tu. tu cosa? il telefono si prende gioco di noi. ci accusa. che arrivi a leggerci ne pensiero? sollavandosi con molta grazia dal prezioso divano, si accorse di quanto fossero diverse sua madre ed elisabetha. nessuna tangenza, rette parallele che s'incontrano all'infinito, sempre che ne abbiano voglia. la prima volta che si erano incontrate neppure avevano parlato... e come biasimarle? nulla avrebbe potuto scoprirle d'accordo. lei però la sua scelta l'aveva compiuta subito. malgrado il fascino mondano della suocera, e l'inngabile buon gusto in fatto di design, preferiva qualcuno che sa di non sapere nulla, piuttosto di chi conosce ogni cosa.



